Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.

Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.

Rivedrò domani le banchine
se la muaraglia e l’usata strada
nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.

Ami i libri?
Ossi di Seppia

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