Il canneto rispunta i suoi cimelli
nella serenità che non si ragna:
l’orto assetato sporge irti ramelli
oltre i chiusi ripari, all’afa stagna.

Sale un’ora d’attesa in cielo, vacua,
dal mare che s’ingrigia.
Un albero di nuvole sull’acqua
cresce, poi crolla come di cinigia.

Assente, come manchi di questa plaga
che ti presente e senza te consuma:
sei lontana e però tutto divaga
dal suo solco, dirupa, spare in bruma.

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