Tutto dice di sì.
Sì del cielo, l’azzurro,
e sì, l’azzurro del mare,
mari, cieli, azzurri
con spume e con brezze,
giubili monosillabi
senza sosta ripetono.
Un sì risponde sì
a un altro sì. Grandi dialoghi
ripetuti si odono
al di sopra del mare
da un mondo all’altro: sì.
Si leggono nell’aria
lunghi sì, lampi
di piume di cicogna,
tanto candidi che cadono,
fiocco a fiocco, coprendo
la terra di un enorme,
bianco sì. È il gran giorno.
Possiamo avvicinarci oggi
a tutto ciò che tace:
alla roccia, all’amore,
all’osso dietro la fronte:
sono schiavi del sì.
È la sola parola
che oggi il mondo loro concede.
Affrettati, anima, a richiedere,
a valerti della massima
follia momentanea,
a chiedere quelle cose
impossibili, richieste,
taciute, tante volte,
tanto tempo, e che oggi
chiederemo gridando.
Sicuri per un giorno
– oggi, oggi solamente –
che i «no» erano falsi,
apparenze, ritardi,
involucri innocenti.
E che là dietro c’era,
a maturarsi lento,
al ritmo di quest’ansia
che lo chiedeva invano,
la gran delizia: il sì.

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